Nunca mas - appunti sparsi sull'Abruzzo
Mia madre (portandomi con sé in un trasportino) andava a lavorare in alta Irpinia facendo l'autostop tra vie interrotte e ponti crollati.
Ricordo che da piccola la parrocchia era un prefabbricato di lamiere. La chiesa, inagibile e con il campanile crollato, fu riaperta solo nel 1990.
Molti miei compagni di scuola abitavano in piccoli prefabbricati bianchi, container li chiamano oggi. Sono stati lì per più di 10 anni.
Oggi, dopo 29 anni, mio zio non ha ancora ricevuto i soldi che gli spettavano per riparare il tetto. Molti non hanno visto mai nemmeno una lira (figuriamoci un euro) dei fondi destinati ai terremotati. Altri invece li hanno visti, eccome, e noi abbiamo visto le loro case diventare ville e le loro 500 trasformarsi in Bmw.
Provo un dolore profondo per l'Abruzzo. Una terra che amo perché c'è una parte della mia famiglia, perché ci sono cresciuta, perché è antica e bella come la sua gente.
Qualche anno fa, in visita a mio fratello che svolgeva il servizio civile a L'Aquila, ho pranzato alla mensa universitaria sotto la casa dello studente. Ero una liceale, mi piaceva quell'atmosfera gioviale dei ragazzi fuori sede.
Sul sito della Conferenza dei Rettori c'è scritto che se non si salva l'Università la città morirà. Sono d'accordo, ecco perchè il mio 5xmille lo mando a loro.
Io spero che il fatto che ci sia stato un prima, l'Irpinia, non sia un dettaglio. Il fatto che siamo nel 2009 e che ci sono strumenti come internet non sono un dettaglio. Possiamo vigilare sulla nostra democrazia. Almeno credo. Io mi impegno a farlo. Quello che è successo non deve succedere mai più.
P.S. Mi piace segnalare questo post di una abruzzese lontana e combattiva, la prof. Maria Rita D'Orsogna che si batte da mesi contro le trivellazioni in Abruzzo.








