L'almanacco del 2005
Io credo nell'uomo.Tra le tante illusioni con cui abbellisco la mia vita, questa è la colonna portante. E non vale a niente farmi presente che è come la presunta non esistenza di Babbo Natale. Non mi fido molto delle cose tangibili, mi è sempre stato più facile credere in quello che sento piuttosto che in quello che vedo.
30 dicembre, tempo di conti: il 2005?un anno particolare. Vado in ordine temporale,e, iniziando da dodici mesi fa, le mie mani hanno per la prima volta percepito uno stipendio fisso (una somma comica) per fare quello che avevo sempre desiderato: la radio. Le mie orecchie hanno sentito falsità di cui hanno fatto tesoro per riconoscere prima l'onestà. La mia bocca ha urlato dalla gioia per la liberazione di Giuliana Sgrena, poi si è contorta per la morte di Nicola Calipari. Ho pregato triste in piazza San Pietro per Wojtyla morente e sono rimasta fredda davanti al nuovo volto della Chiesa. Sono diventata una blogger. Di fronte all'orrore dei conflitti mi si è chiarificato il ruolo che voglio avere, e, dopo avere letto un libro di Terzani, mi manca solo il passaporto. Le mie braccia hanno stretto fino allo sfinimento chi ora non c'è più e sono stata stretta con dolcezza da chi mi ha reso più viva. Mi è stata donata una 500 Fiat blu, un gioiello. Gli amici sono stati il mio rifugio ogni volta che ho avuto bisogno di riparo dal gelo invernale e dall'afa estiva. Ho tremato per mio fratello nella Londra dei kamikaze, ho capito quanto la famiglia sia fondamentale insieme alla terra. Non riesco più a ignorare alcune cose che accadono in questo mondo, credo nell'impegno, credo che nessun uomo è un'isola. Ho deciso di non cedere più alle scappatoie, alla furbizia, alla via più comoda, perchè la mentalità mafiosa dell'italiano deve essere eliminata partendo dalla quotidianità. E per prima cosa chiuderò l'acqua mentre mi lavo i denti, perchè alcune persone con quell'acqua che io spreco potrebbero campare una settimana. Dopo che il mio Natale e i prossimi saranno segnati da un'assenza, ho capito che il delitto più grave che un uomo può commettere è non amare. Tralascio tanti degli eventi di quest'anno perchè non mi va di scrivere troppo, e perchè, in fin dei conti, ogni giorno è un evento. Che il 2006 ci veda migliorare tutti.







Tom Fox, Harmeet Sooden, James Loney, Norman Kember (cooperanti dei Christian Peacemaker Teams) sono ancora nelle mani dei loro rapitori (le sedicenti Brigate Saif al-Haq-La Spada della Giustizia). L'ultimatum è scaduto sabato. Io, come al solito, spero. Credo nell'uomo. Gli ostaggi sono delle persone buone e coraggiose, e amano l'Iraq. Questo è un pezzo del
Questa foto ritrae la stanza del carcere di San Quentin (S.Francisco) adibita per le esecuzioni capitali. Oggi la più grande democrazia del mondo ha ammazzato l'ennesimo: Stanley Tookie Williams. Di lui si è parlato tanto perchè si è dichiarato innocente fino alla fine, perchè era uno scrittore, perchè ha fatto del bene dal carcere. Ma negli Usa vengono uccise anche tante altre persone (59 nel 2004) e di loro non si parla spesso perchè sono dei criminali. Ma non conta. “Il Signore pose su Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l'avesse incontrato”.
L'hanno dimenticato un pò tutti che oggi, 36 anni fa, succedeva qualcosa in quel di Milano. Precisamente erano le 16.37 del 12 dicembre 1969 quando alla banca dell'Agricoltura in Piazza Fontana esplose un ordigno con sette chili di tritolo. Morirono 17 persone, 80 i feriti.
L'occasione per parlare, tra addetti ai lavori, di libertà di informazione è arrivata pochi giorni fa a Viareggio, durante il premio Passetti per il miglior cronista del 2005, organizzato dall'Unione dei cronisti italiani. Ospite d'onore della serata, Judith Miller, ex giornalista del New York Times, finita in carcere per 85 giorni pur di difendere l'anonimato della sua fonte.
Si chiamava Muriel Deganque, aveva 38 anni. Si è fatta saltare il 9 novembre a bordo di un'auto chiara imbottita di esplosivo sulla strada per Baquba, sessanta chilometri a nord di Bagdad. [...] Di certo si sa che il marito della prima kamikaze europea, Issam Goris, di origini marocchine e più giovane di lei di sette anni, è stato ucciso poco prima o poco dopo nel corso dell'azione. 