Sanremo again
Li vogliamo vedere all'opera gli occhiutissimi guardiani televisivi di questi giorni, quelli che vigilano sulla par condiscion (copyright Funari) e che nelle cronache stanno attenti a non diffondere allarmismi e, insomma, a tenere tutto sotto controllo. Li vogliamo vedere quelli che devono controllare ogni parola detta affinché non possa influenzare nessuno, di questi tempi: li vogliamo vedere quando Spagna salirà sul palco e Panariello annuncerà la sua canzone "Noi non vogliamo cambiare". Parli per lei. Li vogliamo vedere quando Anna Oxa svelerà tutto, parole e musica di "Processo a me stessa". Processo? Di questi tempi? Oppure quando Povia gorgheggerà la sua "Vorrei avere il becco" (e anche un po' di Tamiflu, però).
Ci mancava solo Ron, peraltro, a innescare la prevedibile questione: chi è "L'uomo delle stelle?", mentre Mario Venuti, vivaddio, asseconda il celebre sondaggio sui molti italiani che, potendo, emigrerebbero anche domani ("Un altro posto nel mondo") con i Nomadi che ne fanno subito una questione pratica ("Dove si va").
Per stare tranquilli, come sempre, bisogna andare sui giovani. Titoli tranquillissimi, tipo "Davvero" o "Sole negli occhi" o "Nel tuo mare" (ammazza...), al massimo c'è il genietto pianistico Ivan Segreto che sembra suggerire un uso insolito dei vetri dei portafotografie ("E questa polvere si posa sull'immagine che ho io di te"). Ma è robetta, escamotage già collaudati negli anni, questa che si chiama Laura Abela e si fa chiamare L'Aura, con l'apostrofo, con gioco di parole già triturato proprio a Sanremo quando la celebre canzoncina di Nek diventò subito "L'Aura non c'è".
Bruscolini, e invece vogliamo vederli davvero, i guardiani del corretto pre-elettorale e il resto del mondo che questo festival vorrà pure movimentarlo un po'. In mezzo, lui, Panariello, quello che in un'intervista ha candidamente confessato che, non si dice un ministro, ma che se anche un lontano parente di un sottosegretario si arrabbiasse un po', lui è pronto subito a fare marcia indietro e a chiedere scusa.
Quindi prudenza, grande prudenza, e figuriamoci quindi se poteva andare in porto l'ipotesi Schwarzenegger, che quando gli avevano detto che su quel palco ci sarebbe stata tutte le sere l'esecuzione delle canzoni lui non stava più nella pelle e voleva esserci a ogni costo. Lo hanno respinto, per ora. Per ora si sta tranquilli, ma da lunedì, pronti, via, ci si scatena tutti. (Antonio Dipollina da Repubblica.it)







Ve li ricordate i quattro italiani bodyguard ostaggi in Iraq? Vi ricordate di Salvatore Stefio, quello palermitano, che in seguito è stato investito del titolo di Templare? Il neo cavaliere è anche un
Sua maestà Oriana Fallaci sta preparando una vignetta su Maometto (e sti cazzi, perchè non glielo ha risposto nessuno?). Lo ha annunciato lei stessa, nella sede del consolato italiano a New York, dove ha ricevuto la Medaglia d'Oro (pure...) dal presidente del consiglio regionale della Toscana. La Fallaci ha spiegato di voler raffigurare Maometto "con le sue nove mogli, fra cui la bambina che sposò a 70 anni, le sedici concubine e una cammella col burqa. La matita, per ora, si è infranta sulla figura della cammella, ma il prossimo tentativo probabilmente andrà meglio". Io spero di no, spero che la matita le si infranga nelle falangi. Arida befana, taci. Sono incazzata.
"Dopo quindici giorni di prigionia mi hanno tolto dalla cella, mi hanno messo una coperta con dei buchi, come se fosse un vestito tradizionale arabo. Mi hanno legato con del filo elettrico e messo su una scatola di cartone. Poi mi hanno detto che mi avrebbero elettrizzato se non avessi collaborato. Per tre giorni mi hanno colpito con scosse elettriche. Ogni volta che usavano gli elettrodi sentivo gli occhi che fuoriuscivano dalle orbite. Una scossa è stata talmente forte che mi sono morso la lingua e ho cominciato a sanguinare. Sono quasi svenuto. Hanno chiamato un dottore, che ha aperto la mia bocca con gli stivali, ha visto che il sangue non veniva dallo stomaco ma dalla lingua e ha detto: 'Continuate pure'"
Un pò di distacco fa bene. Lontana dall'attività informatica e informativa ho cercato di passare una settimana in una sorta di standby. E' utile astrarsi di tanto in tanto, sono riuscita a fare una passeggiata per le vie umide di Trastevere senza pensare a nient'altro che non riguardasse quell'odore di primavera che, ostinata, continuo a sentire. Sono riuscita a non urlare per colpa di Calderoli e a non piangere di fronte al telegiornale. Certe volte basta spegnere la televisione per sperare nel futuro. Un sentimento che provo spesso di questi tempi è la paura: paura di non capire perchè gli uomini diventano tanto radicali, ostili; paura di essere fuori da un mondo troppo furbo; paura perchè, finiti gli esami, si avvicina sempre più il momento di diventare adulta; paura dei traguardi perchè ogni tappa che raggiungo e supero è segnata da un'assenza.
Mi scuso per la latitanza, le ultime fatiche universitarie mi tengono lontana dal pc e ho dovuto con grande sforzo fare una pausa nella mia blog-dipendenza. Tornerò fra qualche giorno, spero vittoriosa.
Potrei definire il mio cattolicesimo "francescano", con frange di aperta dissidenza verso il cattolicesimo dominante che si arroga il diritto di dimenticare di amare il prossimo suo come se stesso e di porgere l'altra guancia. Il mio scetticismo mi fa vacillare di fronte ad alcuni riti e moniti. Spesso li evito o li personalizzo. Non sopporto la bestemmia, mi offende nell'estetica delle parole e in quella dello spirito. E non solo quando offende il mio Dio e il suo corollario di Santi. Anche quando offende il Dio e i Santi degli altri. Vorrei che la gente, per sfogare la sua frustrazione, iniziasse a lasciar perdere Allah, la Madonna, Buddha, Maometto, Gesù e Geremia. Le famose vignette danesi sono, in fin dei conti, una bestemmia. Da settembre gli islamici stanno dicendo in tutti i modi che si sentono offesi da queste cose, che la dobbiamo smettere di offendere la loro religione, ma no, qui nel libero ovest si continua, ancora, ancora, fin quando i vertici dell'estremismo trovano il terreno talmente arato da poter seminare con facilità la loro fatwa. Non giustifico questa violenza, per carità, ma detesto chi finge di scendere dalle nuvole di fronte all'acme dello scontro, quando invece sa benissimo che questa storia va avanti da mesi (assolutamente non casuale riferimento a Giulianone Ferrara che a Otto e mezzo, con alle spalle uno schermo gigante che raffigura Maometto con una bomba in mano, chiede a un arabo il perchè di una reazione tanto forte). Poi sentirmi dire da La Padania che la libertà di stampa va difesa...un organo di partito al governo di un paese che, nella classifica della libertà d'informazione di Reporter Senza Frontiere, è in una posizione imbarazzante, settantesimi o giù di lì. Basta, questa non è satira. Lasciamoli in pace.
cuore, come la neve non fa rumore. Fissavo quel dolce sorriso nella fotografia e mi è venuta in mente una poesia che qualche tempo fa ho letto da
Ho letto questa frase un pò di tempo fa sui muri di una città. Leggendola ho pensato che un cittadino poteva averla scritta sui muri di qualunque città in qualunque paese.