Per dire, a volte, la caducità delle cose

scritto sabato, 17 febbraio 2007 in: roma, divagazioni

Quasi all'incrocio tra Corso d'Italia e Piazza Fiume, vicino alla mia facoltà, una piccola profumeria attirava la mia attenzione: non era come le profumerie di adesso, bianche, minimaliste, moderne. Era una di quelle alla vecchia maniera: talmente piena di merce che facevi fatica a ritrovare la proprietaria in mezzo allo scintillio dei bijoux, profumi, saponi, spazzole e quant'altro. Anche lei era scintillante e profumata, parte della fantasmagoria del negozio. Non ricordo di essere entrata, se non una volta, ma passandoci davanti, mi soffermavo  a guardare le due vetrinette a specchio stracolme di scintillanti swarovsky sotto forma di anelli, orecchini, collane, fermacapelli, bracciali. Ero ammaliata. Più o meno per cinque anni, tutta la mia vita universitaria, sono passata di là ripetendo questo rito. Poi mi sono laureata, il mio ufficio è da un'altra parte, di là sono passata raramente, sempre in macchina, distratta. Ieri ero in autobus, il sole già andato via, io incollata col muso al finestrino. Mi sono accorta subito del panorama diverso: la profumeria non c'era più. Al suo posto, una bianca e minimalista pizzeria al taglio. Mi sono accorta dello scorrere del tempo, e mi è dispiaciuto.

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Leyendas galegas - conclusioni

scritto venerdì, 09 febbraio 2007 in: viaggi

E' sera quando percorriamo i 10 km che separano il piccolo aereoporto di Lavacolla dalla città, incrociando qualche paesino, poche auto e la sede galiziana della TVe, l'emittente nazionale spagnola, vicina alla Radio Television de Galicia. La strada per Santiago de Compostela è indicata da conchiglie, croci e altri simboli; sembra che la tradizione ci porti per mano nel cammino degli antichi pellegrini, conducendoci dritti alla città vecchia, dove si trova la nostra pensione. Fa freddo ma l'aria è... accogliente, calda, vivace. Santiago è una città piccola, mas o meno 90.000 abitanti, però c'è l'università, migliaia di studenti, gente in giro a fare la paseada prima della comida. Il pulpo a la galega sveglia le gambe pigre e la serata si snoda passeggiando tra suoni celtici, cornamuse e violini di un'insolita Spagna. Inutile dire che la cattedrale toglie il fiato. Così come toglie il fiato la costa de la muerte. L'oceano, i tramonti, le falesie, il granito arrotondato che più che la Spagna sembra la Scozia, le leggende, gli antichi culti pagani, e quel tramonto a Finisterre che forse una luce così non la rivedremo mai più. Intanto diventano sempre più frequenti i "Nunca Mais" sui muri, nei porti, alle finestre e la storia della Prestige comincia ad incuriosirmi davvero. A Noia, il pranzo strepitoso ci ricorda che "Aquì estamos en Galicia, aquì estas la comida, vale!". Sulla strada per La Coruña, a Muxia, il signor Juan Josè Toba Liñeiro ci racconta della sua vecchia vita di marinaio servendoci la colazione. Un caffè italiano lo beviamo da un pescarese emigrato che parla di un abruzzo che non è più suo. Questa gente così genuina mi fa pensare ad un'Irpinia che c'era, spontanea, piena di difetti ma gente di cuore. C'era una volta, tanto tempo fa. Ultima tappa, La Coruña, con quel sole meraviglioso, la torre di Ercole sull'oceano, i prati verdi e la sabbia in mezzo a grattacieli e uffici. E gente, gente che passeggia, fa sport, chiacchiera, si gode la domenica sul mare e non al centro commerciale.

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vistodalsud @ 17:06 | commenti: commenti (12)(popup)